Queste sono le prime parole della Enciclica Redemptoris Missio che diventano un invito impellente per la Chiesa ad impegnarsi per la missione. Perciò, in questi ultimi anni prima del Terzo Millennio, la Chiesa deve prepararsi per questo grande compito.
Come tutta la Chiesa, anche noi, direi particolarmente noi, missionari, persone consacrate al servizio di Dio, dobbiamo guardare al Terzo Millennio con senso di responsabilità e prepararci per questa grande missione del Terzo Millennio.
Quando si parla del Terzo Millennio, spesso si parla delle tre sfide: la sfida dei poveri, la sfida delle culture e la sfida delle religioni. Io, però, vedo nella missione del Terzo Millennio sopratutto la sfida di Dio. Stiamo vivendo oggi in un mondo dove Dio sta manifestandosi con segni inconfondibili. I vescovi del Viet Nam ci hanno raccontato che in questi ultimi anni ci sono state molte conversioni. Nelle grandi città come Ho Chi Minh Ville, ogni anno ci sono circa 3000 conversioni di adulti. Ci sono gruppi di minoranza che hanno chiesto il battesimo in massa di 100.000 persone. Per capire bene il significato di questi fatti, bisogna ricordare che attualmente in Viet Nam la Chiesa non ha la possibilità di disporre di mezzi di comunicazione, di scuola, movimenti apostolici e dichiararsi cristiano potrebbe essere molto scomodo.
Più vicino a noi, gli avvenimenti recenti nei paesi dell'Europa dell'Est manifestano la forza spirituale contenuta nei cuori. Appena si dà una possibilità, questa forza interiore esplode. Sono tutti segni inconfondibili della presenza di Dio che esige una nostra attenzione. Dio è presente nel mondo per salvare il mondo. Egli interpella la nostra collaborazione. Bisogna, quindi, rispondere soprattutto a questa sfida di Dio.
Perciò, come tutti, anche noi, apostoli di Gesù, ci prepariamo per entrare nel Terzo Millennio, ma dobbiamo entriarci con una convinzione rinnovata di fede che solo in Cristo c'è salvezza come ha confessato con forza Pietro davanti ai capi del popolo: "Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d'angolo. In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati" (At 4,11-12).
2. Allora, nella nostra vita e nei vari servizi, bisogna tener sempre viva la preoccupazione di dare Gesù, dare il suo Vangelo alla gente. E` Gesù che la gente cerca. E` del suo Vangelo che la gente ha bisogno perché Gesù è la vita, la luce della vita di ogni persona (Gv 1,4-5). Oggi si dice spesso che il mondo è indifferente al Vangelo. Questo è vero. Ma anche è vero che la gente ha sete di Dio. Il Papa Paolo VI, parlando del mondo contemporaneo, ha così affermato nell'Esortazione Evangelii Nuntiandi: "Il mondo, che nonostante innumerevoli segni di rifiuto di Dio, paradossalmente lo cerca attraverso vie inaspettate e ne sente dolorosamente il bisogno, reclama evangelizzatori che gli parlino di un Dio, che essi conoscano e che sia a loro familiare, come se vedessero l'Invisibile" (EN 76).
Perciò, bisogna chiedersi: Che cosa offrono alla gente gli apostoli di Gesù? Il suo Vangelo o una teoria, una ideologia? E` vero che molta gente si preoccupa delle cose materiali tanto da disinteressarsi del Vangelo, ma è anche vero che tanta gente cerca Gesù e ha sete della Sua parola. È naturale che questa gente scappa se un apostolo non offre il Vangelo di Cristo, ma qualche altra cosa.
La preoccupazione di dare Gesù e il suo Vangelo esige da noi una grande familiarità con lui e con il suo Vangelo. È una familiarità che trasforma la nostra vita per essere simili a lui e per unirci a Lui. Infatti, il modo più efficace per far conoscere una persona agli altri è legarsi a lui, lasciarsi condizionare da lui, fare le scelte e reagire come lui. E` per questo che Gesù, nel Vangelo di San Giovanni, parla della sua passione e morte come la glorificazione del Padre: Egli si condiziona totalmente alla volontà del Padre, è fedele al modo che il Padre ha voluto che Egli compisse la sua missione, anche con il prezzo della vita.
3. Concepire la missione come la risposta alla sfida di Dio non ci distoglie lo sguardo dalle sfide degli uomini, ma ci apre ai problemi del mondo con occhi nuovi per penetrare nella radice dei problemi; ci aiuta a rispondere autenticamente alle sfide degli uomini.
Uno dei problemi che preoccupano tutto il mondo oggi, particolarmente gli uomini di Chiesa, è la povertà e la miseria che opprimono una moltitudine di gente. Sulla povertà nel mondo, il Papa Paolo VI nella sua Enciclia Populorum Progressio ha detto: "Il mondo è malato. La sua malattia consiste non tanto nella mancanza di risorse quanto nella mancanza di fratellanza tra gli individui e popoli" (cf. PP 66). Quindi, il vero problema del mondo è la mancanza di amore che si manifesta come chiusura del cuore nei più favoriti, e la violenza nei cuori dei poveri. Perciò, invece di aiuto e di condivisione fraterna, si constata oggi sopratutto le divisioni, le discriminazioni, l'oppressione, le guerre, le accuse... Il problema è soprattutto il cuore degli uomini, non le risorse della natura.
Ma il mondo non è del tutto brutto. Sotto la terra bruciata, corrono molte correnti sotterranee d'acqua che rinfrescano il mondo per mantenere sempre verdi e freschi gli alberi, e l'erba dei prati. Ho incontrato molti atti di solidarietà e di amore nella vita: sono le correnti sotterranee d'acqua. A volte nelle famiglie, i figli vanno a giocare. Quando ritornano, trovano tutto pronto, perché la mamma ha preparato tutto. Si sentono contenti, la famiglia è un luogo caloroso. Questa mamma è una corrente d'acqua sotterranea che mantiene il giardino della famiglia sempre fresco.
Nel cuore di ogni persona c'è una grande capacità di amore. Bisogna scavare questa sorgente d'amore nascosta nei cuori per farla diventare una fonte, un torrente. Come Gesù che "non spezza una canna incrinata, non spegne uno stoppino dalla fiamma smorta" (Is 42,3-4), bisogna che impariamo a non lasciarci prendere dal pessimismo o scoraggiare dalle forze negative, per impostare uno stile positivo di presenza e di azione. Sembra che lo stile di denunce, nel modo che si sta facendo, non corrisponda allo stile di Gesù Buon Pastore che "non spezza una canna incrinata, non spegne uno stoppino dalla fiamma smorta" (Is 42,3-4).
Bisogna avere lo stile positivo per accendere il fuoco nei cuori degli uomini. Bisogna scavare la sorgente nascosta nei cuori per diventare una fonte, un torrente, promuovendo un clima di ottimismo, un nuovo movimento di bene, di servizio e di donazione di comprensione e di fiducia, per elevare i cuori e creare comunione.
Nel mondo contemporaneo, sono molto evidenti i segni di pessimismo che si manifestano come scoraggiamento, disperazione, a volte, sotto forma di accuse, denunce, critica, condanna, ecc. Imitando lo stile di Gesù, il Buon Pastore che cerca la pecora smarrita per portarla a casa e fare festa (cf Lc 15,4-7), bisogna che l'apostolo asuma l'atteggiamento positivo di Gesù che vuole salvare tutti e riunire tutti in un solo ovile. Nel cuore del Buon Pastore, non c'è distinzione tra buoni e cattivi, tra oppressori e oppressi, ma ci sono soltanto le persone da salvare. Egli nutre la stessa compassione per tutti, perché, infatti, tutti hanno peccato e hanno bisogno della sua salvezza.
Bisogna poi illuminare le menti per invitare la gente ad una vera conversione del cuore. Allora, bisogna conoscere le cause, gli ostacoli che impediscono questa grande capacità di amore. Molte cause e molti ostacoli sono comuni a tutti i cuori. Perciò, bisogna conoscerli per trasformarli tutti nel proprio cuore per illuminare le menti degli altri e invitarli ad una vera conversione del cuore. A questp proposito potrebbe essere utile la meditazioni di alcune storie nella Bibbia:
1. Gen. 4,1-16: Caino e Abele
2. Gen. 13, 2-18: Abramo e Lot
3. Gen 25,19-34; 27,1-44; 33,1-11: Esau
e Giacobbe
4. Lc 15,11-32: due fratelli della parobola
"Figlio Prodigo".